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    Finanze pubbliche sane

    Quando le finanze di uno Stato sono sane non è mai un caso, ma è il frutto di una classe politica lungimirante ed efficace.
    Giu 24, 2020
    AUTHOR: Gianni Gnesa
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    Dal 2003 la Confederazione svizzera ha sempre presentato dei bilanci positivi per alcuni miliardi all’anno. Il debito pubblico svizzero si aggirava a meno del 40% del PIL in fase pre-COVID19 e la pandemia non ha intaccato la solidità dell’economia svizzera.
    La storia della politica economica svizzera ci aiuta a capire meglio perché le finanze svizzere sono sane. Riferiamoci alla storia recente. Tutto parte dopo il 2001 (crisi delle torri gemelle). La politica svizzera discute sulla necessità di frenare l’indebitamento delle proprie finanze pubbliche in quanto stavano peggiorando. Non va mai dimenticato che in tedesco il sostantivo femminile “Schuld” designa insieme il debito e la colpa, e in Svizzera (come in Germania) ne siamo molto consapevoli tanto da varare una legge che è un unicum a livello mondiale. Nel 2001, con l’approvazione dell’85 % degli elettori, nasce una nuova legge a livello federale denominata “freno all’indebitamento”.

    La legge prevede un meccanismo di controllo del bilancio federale, sancito nella Costituzione, inteso a impedire deficit strutturali e quindi un aumento del debito.

    Dalla sua introduzione nel 2003 la Confederazione svizzera ha sempre presentato dei bilanci positivi per alcuni miliardi all’anno, eccedenze strutturali che hanno permesso di ridurre anno dopo anno il debito pubblico svizzero che si aggira a meno del 40 % del PIL. Nessun Paese democratico con un’economia liberale è stato capace di tanto. Il tutto aiutando anche i Cantoni più periferici con un’attenta politica di perequazione finanziaria.
    E’ in questa lungimiranza politica che trova origine l’imponente piano di aiuto COVID19 al mondo imprenditoriale e dei lavoratori in Svizzera.
    Evoluzione del rapporto Debito pubblico-PIL dal 1990 ad oggi
    (fonte: IMF)

    Aiuti che ammontano a quasi 60 miliardi di CHF per una nazione di 8,5 milioni di abitanti, un impegno pari a circa il 10 % del PIL!

    Il concetto di debito/colpa riaffiora anche con il prestito COVID19, con la Confederazione che stanzia CHF 40 miliardi di aiuti finanziari immediati (la famosa pagina unica, inclusiva delle condizioni) ma con l’economia elvetica che ne chiede solo CHF 15 miliardi (dati a fine maggio 2020). Un forte senso di responsabilità da parte delle imprese che appaiono ben capitalizzate per affrontare la crisi post-Covid.
    Ma già si vedono all’orizzonte i primi segnali tipici di un’economia liberale come la Svizzera: lo Stato non può e non deve mai sostituirsi all’economia e alle sue dure regole economiche. L’economia svizzera ha bisogno solo di un aiuto temporaneo e importante per ripartire e ritrovare la sua velocità di crociera. Anche questo ci permette di guardare al futuro con grande serenità.

    In un mondo post COVID19, dove il peso dello Stato nell’economia sarà maggiore rispetto al passato, questo rappresenta un vantaggio strategico e di sviluppo per tutta l’economia elvetica.

    Gianni Gnesa
    Direttore
    Direttore di Multirevisioni e membro del board di Gruppo Multi dal 2006, è esperto contabile e si occupa principalmente di servizi di audit e assurance per aziende ed enti pubblici.